il mio 19 luglio amaro a Palermo

Ieri,  19 luglio, è stato il giorno in cui si è ribadita la volontà di conoscere la verità sulle stragi.

Salvatore Borsellino, come ho già detto, ha una forza incredibile. È serio, bello, commovente e divertente, è pronto a tutto per la verità. Il peso di essere stato lontano dal fratello fino a non potere più recuperare, nel momento dell’irreparabile, se lo sente tutto addosso. Lo sente a tal punto che lo comunica a microfoni aperti a tutti i cittadini presenti, che erano lì per sostenerlo e per gridare ‘verità’.

Detto questo, però, i miei amici lo sanno: io sono uno diffidente, e sono un fotografo di reportage, quindi non posso fare a meno di raccontare un paio di cose spiacevoli che sono accadute.

Sono li in piazza con Michela Battaglia – omonima di Letizia ma non parente – una fotografa che sta realizzando un lavoro bellissimo sui luoghi delle stragi. Un progetto didattico, enorme: fotograferà almeno 200 luoghi solo a Palermo e provincia, e preparerà anche delle note biografiche di tutte le vittime innocenti di mafia. Con noi c’è anche Gabriele Micalizzi, un fotografo giovane e bravissimo, che sta a palermo da 1 mese. Gabriele fa parte del collettivo CesuraLab, fondato da Alex Majoli, presidente della Magnum, l’agenzia di Robert Capa e Henri Cartier-Bresson, per intenderci. Chiediamo a quelli dell’organizzazione di agende rosse di poter stare all’interno dello spazio dedicato agli ospiti che parleranno sul palco. La risposta è no, nonostante a Salvatore non desse alcun fastidio. Ci invitano ad uscire spintonandoci un po’, ‘toccandoci’: una cosa che non tollero assolutamente quando non sono io a concederlo.

Più tardi, mentre aspetto Marco Travaglio all’altezza della ‘barriera invalicabile’, vedo arrivare Pina Maisano Grassi, una donna di 84 anni, piccola e delicata come un filo d’erba, ma allo stesso tempo forte, potente. È la vedova di Libero Grassi, imprenditore ucciso dalla mafia il 29 agosto 1991. La persona che ci aveva cacciati senza ascoltare le nostre richieste, come fanno i militari cattivi, le si avventa contro chiedendole chi è, cosa vuole e dicendole che lì non ci può stare. Io non resisto e gli faccio un riassunto della vita di quella donna, che solo wikipedia potrebbe fare meglio! Poi gli parlo di sfumature, di quanto sono belle e di quanto è bello poter cambiare idea quando ti trovi in una situazione serena. Noi tre fotografi gli proponiamo di entrare uno alla volta nella ‘zona rossa’ quando arrivano i ‘personaggi’ per 5 minuti ciascuno, e poi andiamo via. Una bella proposta, no? Siamo dei professionisti! Invece la risposta è no!

Ci chiudono in una gabbia davanti al palco, dove non c’erano solo fotografi. Poco dopo vedo che  all’interno della ‘zona rossa’ entrano dei ragazzini con telecamere, microfoni e macchine fotografiche che però non fanno foto dietro le quinte. Uno di loro ha avuto un tesserino che non è suo e una ragazza dell’organizzazione lo fa notare a un tizio che sta affianco a me.

Non mi sono mai trovato bene all’interno di organizzazioni militarizzate, non mi piacciono le chiusure e questa rigidità tipicamente militare che, forte del suo potere, riserva trattamenti speciali ad alcuni prescelti. Delegittimare il lavoro dei fotografi perché sono quelli fastidiosi perché si espongono, non è poi così diverso a mio parere, dal farlo nei confronti del lavoro dei magistrati.

Mi dispiace molto che tra i ragazzi dell’organizzazione non ci fosse un solo palermitano, altra nota dolente. Alla fine, prima del concerto di Daniele Silvestri, viene annunciato l’arrivo di un gruppo di ragazzi che porteranno un tricolore e canteranno l’inno di Mameli: è un gruppo di fascisti, dai quali mi becco un calcio da tergo, senza che possa vederli. Squallido.

Dopo poco scoppia una baruffa fatta di spintoni e insulti, sul ‘chi voto io’ e ‘chi voti tu’. Il buon Salvatore tenta di placare gli animi. L’ideologia non c’entra nulla, destra o sinistra, ci sono mele marce ovunque, e anche picchiatori senza un minimo di buon senso.

Peccato, questa se la potevano risparmiare.

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One thought on “il mio 19 luglio amaro a Palermo

  1. traslochi scrive:

    nel leggere questo articolo sono pervasa anche io da un triste senso di amarezza…

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